franceschini_darioUna sinistra che dall’antiberlusconismo ( che già di per sé lasciava e lascia perplessi in quanto a strategia politica ) passa al pettegolezzo; che pretende di portare dinnanzi alle Camere il Premier per esporlo ( o tentare di esporlo )  alla pubblica gogna,è una sinistra che, francamente, si sta coprendo di ridicolo. Dove sono andati a finire la lotta di classe, il solidarismo, le rivendicazioni operaie, la lotta per la parita’ dei diritti tra uomini e donne? Qualche giorno fa Bertinotti ha affermato che a sinistra servirebbe un Big Bang. Peccato che quando ‘ i capi ‘  storici della sinistra rilasciano di queste dichiarazioni così radicali pensino  che, in fondo, a fare tali riforme siano tenuti gli altri.

Pensiamo che un’opposizione serva; un’opposizione seria e di spessore riteniamo sia indispensabile per una sana dialettica democratica. Serve senz’altro per evitare che si possa incorrere in derive autoritarie.Un dato positivo in tutto questo c’è: quando hai toccato il fondo, piu’ sotto non puoi andare: puoi solo risalire.

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santoro_michele1E pensare che ai suoi inizi televisivi (quando ancora si sforzava di essere obiettivo e, francamente, ci riusciva), mi piaceva. Era un appuntamento la sua trasmissione. Una di quelle trasmissioni che ti risolvono la serata televisiva. Poi è iniziata la deriva comunista. Da giornalista si è tramutato in politico, con la pretesa di essere trattato ancora da giornalista. Fino alla sua candidatura al parlamento europeo. Nelle fila della sinistra, ovviamente. La trasmissione non mi è piu’ piaciuta. Ha cambiato i nomi, ma il contenuto e la conduzione sempre le stesse. Ho deciso di non guardare piu’ le trasmissioni condotte da Michele Santoro per non ‘intossicarmi’ piu’ la serata. E, pertanto, dell’ultima ne ho letto solo i resoconti sui giornali. Mi hanno fatto semplicemente rafforzare nella mia convinzione di non assistere piu’ alle trasmissioni di Santoro. Se sia giusto oscurare quella trasmissione? Francamente non lo so. Non mi pongo il problema. Solo dico che una trasmissione si chiude solo quando non ha piu’ share: è la legge dettata dal dio auditel. Dunque se il presunto 98% dei telespettatori non ha apprezzato l’ ultima trasmissione, o comunque non apprezza in genere  il modo di condurre Annozero da parte di Santoro, non avra’ che da girare su un altro canale e non vedere piu’ Annozero. L’unico modo per convincere i dirigenti RAI che non e’ piu’ il caso di mandare in onda quella trasmissione, così strutturata.

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iervolino1Domani lunedì 5 gennaio scade ( o, sarebbe meglio adottare il condizionale: scadrebbe) l’ultimatum lanciato dal sindaco di Napoli Rosa Russo Jervolino al suo partito (il Partito Democratico): basta con queste ‘tarantelle’ o si fa la giunta o si va tutti a casa. Ci vengono alla mente gli altri tanti ultimatum, lanciati dall’allora presidente del Consiglio Romano Prodi (Pd, pure lui) ai suoi alleati: o si fa come dico io o si va tutti a casa. Per un po’ il ‘gioco intimidatorio’ resse: erano troppo attaccati alle poltrone e pienamente consapevoli che la fine del governo Prodi avrebbe determinato una debacle politica dalle proporzioni inimmaginabili, con ritorno al potere da parte della sinistra sine die. Quello che poi si è verificato.

Se la Jervolino dovesse mantenere la promessa, non verificandosi le condizioni favorevoli per il rifacimento di una giunta a Palazzo San Giacomo, le sue dimissioni non saranno frutto di un ‘’sussulto di dignità’’, che lei stessa ha riconosciuto all’ex assessore suicida Giorgio Nugnes, e negato agli assessori attuali della sua Giunta definiti ‘’sfrantummati’’, e coinvolti nell’inchiesta Global service di Romeo.

Antonio Gaudiano

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Alla sua riconferma a segretario del partito socialista, il primo ministro spagnolo Zapatero ha lanciato il suo grido di battaglia contro i crocifissi appesi negli uffici pubblici. La motivazione (sempre la stessa) sarebbe quella di attuare una sempre maggiore laicità dello Stato.

La crocifissione, il più efferato strumento di tortura che si potesse utilizzare in epoca romana. La più grande umiliazione che si potesse pensare per un uomo: e proprio per questo limitato solo agli stranieri e agli schiavi, vietato,perciò, ai cittadini romani. La crocifissione, il più grande segno di amore che un Dio potesse dare per i propri figli. La croce,il più efficace segno di pace e di riconciliazione di Dio con gli uomini, è diventato segno di “imbarazzo”, d’ingombro. E l’abuso che qualcuno ne ha fatto, di certo non toglie, non scalfisce minimamente ,la sua portata.

Ci hanno già provato altri ad abbattere le chiese, con il malcelato scopo di “abbattere” il sacro che alberga negli uomini. Non ci sono riusciti.

Scriveva John Stott*

“Durante i miei soggiorni in Asia, sovente ho avuto occasione di osservare la statua di Budda, grasso, con le gambe incrociate, le mani giunte, gli occhi chiusi, l’aria assente, totalmente distaccato dalle sofferenze di questo mondo. Allora, col pensiero, rivedevo un uomo sospeso a una croce, con le mani e i piedi trafitti dai chiodi, immerso nella notte più nera dell’abbandono. Chi era quell’uomo? Era Gesù, il Figlio di Dio. Egli è entrato nel nostro mondo di carne e di sangue, di lacrime e di morte. Ha sofferto per noi. Ecco il Dio di cui avevo bisogno.”

*John Stott nasce a Londra nel 1921 da Sir Arnold e Lady Stott. Studia alla Rugby School e al Trinity College di Cambridge dove eccelle in francese e teologia. Si prepara poi al pasturato a Ridley Hall di Cambridge. Consegue un dottorato in teologia nel 1983 e numerosi dottorati honoris causa da scuole americane, britanniche e canadesi. Sebbene John Stott fosse confermato nella Chiesa anglicana nel 1936 e prendesse parte formalmente all’istruzione religiosa a scuola, rimane spiritualmente irrequieto. È consapevole della distanza che lo separa da Dio e di quanto la sua vita sia incompiuta e lontana da quello che sa di dover essere. È proprio questo che lo porterà a Cristo come la risposta alle sue profonde necessità dopo avere udito, nel 1938 la predicazione di un’evangelista presso l’unione giovanile cristiana alla Rugby School.

Ogni volta che si sentono fatti di cronaca di una certa gravità, come una rapina in villa finita male; l’ammazzamento di una persona da parte della mafia o della camorra; o l’uccisione di una donna a seguito di uno stupro, si sentono espressioni del tipo che occorrerebbe “sbatterli in prigione e buttare la chiave”.

A più riprese la classe politica, di ogni estrazione, fa riferimento alla “certezza della pena”, per poi regolarmente impaludarsi in meri ragionamenti asfittici e inconcludenti.

A pochi giorni dalla vittoria elettorale, alcuni esponenti del Governo Berlusconi hanno ripreso l’argomento della “certezza della pena”, ma precisando che avrebbero previsto una più limitata applicazione della legislazione premiale per i detenuti. Problemi di carceri sovraffollate. Si prospetta ancora una volta (semmai se ne farà qualcosa), una di quelle soluzioni che noi stessi siamo abituati a chiamare “all’italiana”.

Riteniamo che per affrontare seriamente l’argomento non  si possa prescindere da alcune considerazioni di base:

  1. Chi sbaglia e commette un reato, deve pagare.
  2. A chi commette un reato, bisogna togliere la libertà, ma non mai la dignità personale.
  3. Siamo contrari alla pena di morte.
  4. Siamo contrari all’ergastolo.
  5. Siamo contrari, entro certi limiti che poi chiariremo, alla carcerazione preventiva.
  6. Chi ha pagato il suo conto con la giustizia, deve beneficiare del diritto all’oblio.

 

  1. Quando viene commesso un reato, non possiamo disinteressarci (come oggi avviene quasi regolarmente) di chi ha subito il torto, applicando un falso e peloso buonismo nei confronti di chi quel reato ha commesso. Chi commette il reato deve pagare per il torto fatto sia nei confronti della società e sia prima ancora nei confronti di chi il torto lo ha subito sulla sua persona o sui suoi beni. Tutto questo,indipendentemente dalla circostanza se il reo si sia  poi pentito del malfatto. Questo ragionamento porta come conseguenza che non può più applicarsi alcuna norma premiale:il pentimento, il ravvedimento deve essere fatto rientrare nella sfera personale, intima del reo. Dunque, tot reato, tot pena: senza “scorciatoie di sorta”.
  2. E’ questa una cosa che è più facile a dirsi che a vederla attuata, vista la carenza di strutture carcerarie nel nostro Paese. Ma bisogna comunque tendere a questo, se vogliamo considerarci un Paese civile.
  3. Siamo contrari alla pena di morte per convinzioni religiose. Riteniamo che la vita appartenga solo a Dio, ed è un bene indisponibile per l’uomo.
  4. Siamo contrari all’ergastolo. Quello “serio”: quello che dura una vita intera fino alla morte, e non quello canzonatorio, che parte come ergastolo e finisce nella migliore delle ipotesi con una pena effettiva di 10 anni per un omicidio. Nel “sistema” che stiamo delineando (tot reato, tot pena da scontarsi fino in fondo, senza abbuoni di sorta), per un fatto grave, come può essere un omicidio, 40 anni effettivi di pena saranno più che sufficienti. Bisogna dare un’ opportunità a chi ha commesso un delitto, anche se  di così grave entità, se la vita o Dio (per chi ci crede) gliene darà la possibilità.
  5. No alla carcerazione “preventiva”, a meno che non si tratti di reati che destino forte allarme sociale.
  6. Chi ha regolato il suo conto con la giustizia, ha diritto all’oblio. Ha diritto cioè a che non resti traccia di quanto da lui commesso e del carcere scontato. Insomma, ha diritto, come gli altri a rifarsi una vita o, quantomeno a riprovarci. Si sia o meno pentito di quanto commesso.

 

 

 

 In prospettiva, se il piano messo a punto dal Governo Berlusconi verrà attuato senza cedimenti, c’è da sentirsi un po’ più tranquilli. Relativamente, sia chiaro. Ma vediamo perché. Premetto a questa riflessione il fatto che chi scrive è nato a Santa Maria La Fossa, dove vive e dove ha una casa di proprietà. Santa Maria La Fossa per i pochi che non ancora la conoscono è il comune sul cui territorio è stata fatta confluire gran parte dell’immondizia della regione Campania. Immondizia di tutti i tipi e fogge: la cosiddetta “tal quale” (l’immondizia così come si trova per le strade: la indifferenziata, per intenderci); le eco balle; la F.O.S. (frazione organica stabilizzata). Sul territorio nel tempo si completerà tutto il “ciclo dei rifiuti”, essendo presenti: due siti di discariche (“Parco Saurino 1” e “Parco Saurino 2”), che ormai sono sature con i loro milioni di metri cubi di immondizia. In questi gran parte dei rifiuti sono del napoletano e, come qualcuno ha ipotizzato, ci sarebbero anche rifiuti provenienti dal Nord. Poco più in là, in località “Pozzo Bianco”, cè il sito di eco balle. In un grosso capannone che si trova nel perimetro di Parco Saurino poi è stato sistemato il sito di trasferenza provinciale, divenuto una vera e propria discarica. A qualche centinaio di metri dal sito di “Parco Saurino” dall’altra parte della strada che dalla provinciale 333 porta a Casal di Principe (e che divide i due territori dei comuni di Santa Maria la Fossa e San Tammaro), in località “Maruzzella” si trova ancora una mega discarica, più volte “alimentata” di spazzatura per le varie crisi che si sono succedute nel tempo. Sempre a “Maruzzella” si stava realizzando il sito di  compostaggio dell’umido, essenziale per la raccolta differenziata. Capannoni che per l’ultima emergenza, sono stati riempiti di eco balle. Infine, “l’ultima nata”: Ferrandelle, con le sue attuali 300/350mila tonnellate di rifiuti. La gran parte di questi provengono dal napoletano.

Ritengo che gli amici di Napoli e provincia (e non solo loro) abbiano abbastanza materia per riflettere. Penso che a questo punto una persona di buon senso sarebbe assalita da legittimo dubbio: ma non è che questi fessi hanno veramente dato oltre misura?

Con un territorio così compromesso, da dove ti viene di essere fiducioso? Il Governo ha individuato 10 nuovi siti, di cui tre nel napoletano e due in provincia di Caserta. In questo modo si rendono autonomi sia il napoletano che la città di Caserta (con la nuova discarica da realizzare in località “cava Mastroianni”). La “pressione” su Ferrandelle dovrebbe scemare di parecchio, visto che la metà dei rifiuti della regione Campania, provengono dal napoletano.

Con la realizzazione dei quattro termovalorizzatori, di cui uno anche a Napoli, nella città capoluogo si realizzerebbe, completandosi, il ciclo integrato dei rifiuti. Napoli non andrebbe ad invadere con la sua immondizia le altre province e segnatamente il nostro territorio fossataro. E, magari, si vedrebbero “costretti” ad iniziare una salutare raccolta differenziata.

Quello che non è stato ben messo in luce è quest’altro elemento di non secondaria importanza: Santa Maria La Fossa, che è un comune di circa 2.700 anime, fa la raccolta differenziata da più di quattro anni ed è stata premiata per il passato come uno dei comuni più ricicloni della regione Campania. Dunque, sia ben chiaro che ci troviamo di fronte ad un comune virtuoso, forse uno dei pochi in Campania. E, nonostante ciò, viene premiato con milioni di metri cubi di immondizia, proveniente da comunità che neppure se lo pongono il problema di iniziare finalmente la differenziata, magari pretendendo, ogni volta che si presenta l’emergenza, che siano gli altri (chissà perché) a doversi sobbarcare l’onere di risolvere loro il problema.

Questa sera, a seguito dell’incontro tra Bertolaso e i rappresentanti delle municipalità, il sottosegretario sembra aver rilasciato dichiarazioni interlocutorie.

Attenzione che se il Governo dovesse cedere alla piazza di Chiaiano, autorizzerebbe le popolazioni degli altri siti a scendere in piazza.

Non siamo mica figli di un dio minore, potrebbero dire.

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