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Caso Ruby: cercasi sinistra disperatamente.

26 mar

 “Di un incontro istituzionale ovviamente riservato come quello tra il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio, svoltosi ieri pomeriggio al Quirinale, sono state date sulla stampa legittime libere interpretazioni e in qualche caso anche ricostruzioni fantasiose perfino con frasi virgolettate in effetti mai pronunciate da nessuno dei due interlocutori”. E’ quanto precisato in una nota della presidenza della Repubblica su resoconti fatti da alcuni giornali sull’incontro riservato tra il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi “Si è data particolare attenzione – si legge ancora nella Nota – a quella che sarebbe stata la ‘temperatura’ del colloquio che ha in effetti visto il serio confronto tra rispettivi punti di vista e argomenti. Il Presidente della Repubblica ha insistito su motivi di preoccupazione, che debbono essere comuni, sull’asprezza raggiunta dai contrasti istituzionali e politici, e sulla necessità di un sforzo di contenimento delle attuali tensioni in assenza del quale sarebbe a rischio la stessa continuità della legislatura. Si smentisce – precisa il Capo dello Stato – nettamente che sarebbero state evocate dal Presidente del Consiglio ipotesi di mobilitazioni e reazioni di piazza che si è escluso di aver voluto e voler sollecitare”.

L’auspicio o meglio il monito che arriva dal Colle è che tutti abbassino i toni: che si eviti il ricorso alla piazza, ma da parte di tutti; che si evitino i processi fatti in TV con sentenze già scritte; che i magistrati rientrino nelle procure e svolgano, in silenzio, il loro lavoro duro e di grande responsabilità. Che nessuno pensi di essere ‘legibus solutus’ (al di sopra della legge), ma tutti devono essere responsabili delle conseguenze delle loro decisioni (magistrati compresi); che nessun potere dello Stato travalichi i propri compiti istituzionali, arrogandosi il compito non solo di applicare la legge ma anche di farla o di dare atti di indirizzo all’organo a ciò deputato: il Parlamento.

Non sono favorevole alla manifestazione di oggi delle donne (‘se non ora quando?’) unicamente perché è nata dal caso Ruby ed è una manifestazione non ‘per’ qualcosa, ma ‘contro’ qualcuno: e questo non piccolo particolare la sminuisce enormemente nella sua portata, quale avrebbe potuto essere se effettuata in altro contesto temporale. Del resto se le donne vogliono riaffermate la loro dignità hai voglia quante altre occasioni hanno per poterlo fare. Purtroppo. E se c’è da abbassare i toni, è giusto che tutti lo facciano.

Il cosiddetto ‘Caso Ruby’ merita qualche riflessione.

Il collegio di difesa del Premier eccepisce l’incompetenza sia funzionale che territoriale della Procura di Milano, richiamandosi in questa sua tesi a quanto dispone il secondo comma dell’art. 6 della Legge costituzionale n.1 del 16 gennaio 1989. Ma che cosa dispone la norma per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni dal Presidente del Consiglio e dai ministri? Andiamola a leggere.

“Il procuratore della Repubblica, omessa ogni indagine, entro il termine di quindici giorni, trasmette con le sue richieste gli atti relativi al collegio di cui al successivo articolo 7, dandone immediata comunicazione ai soggetti interessati perché questi possano presentare memorie al collegio o chiedere di essere ascoltati”. L’art. 7 nel suo primo comma regola la formazione di questo collegio – 1. Presso il tribunale del capoluogo del distretto di corte d’appello competente per territorio è istituito un collegio composto di tre membri effettivi e tre supplenti, estratti a sorte tra tutti i magistrati in servizio nei tribunali del distretto che abbiano da almeno cinque anni la qualifica di magistrato di tribunale o abbiano qualifica superiore. Il collegio è presieduto dal magistrato con funzioni più elevate, o, in caso di parità di funzioni, da quello più anziano d’età”.

Insomma, la Procura di Milano, secondo la tesi della difesa Berlusconi, avrebbe dovuto, “omessa ogni indagine, entro quindici giorni” trasmettere le richieste al collegio di cui all’art. 7 della L.C. 1/1989, e dare immediata comunicazione ai soggetti interessati, dunque, in primis al presidente del Consiglio per metterlo in condizione di presentare memorie difensive. Cosa che non è avvenuta. Secondo la tesi della Procura la telefonata fatta da Berlusconi per far rilasciare Ruby non sarebbe stata fatta dal Premier nell’esercizio delle sue funzioni. Ciò che è venuto fuori successivamente è frutto delle intercettazioni effettuate dalla Procura in quell’attività d’indagine che la difesa Berlusconi ritiene la Procura non avrebbe dovuto portare avanti, giusta la legge costituzionale n. 1/89.

Ora, alla luce di quanto detto, qualche dubbio sulle indagini dei PM ci viene. Dall’altro però, a Berlusconi che dichiara di essere perseguitato dai magistrati militanti, dobbiamo rispondere che una buona mano gliela sta dando pure lui. Il dato inconfutabile di essere stato eletto dal voto popolare significa che chi lo ha votato non solo lo ha ritenuto capace di governare, possibilmente per un’intera legislatura, ma ha visto in lui e nel suo partito proiettati i valori in cui crede.

I vescovi lo hanno invitato alla ‘sobrietà’ dei comportamenti cui si deve attenere chi copre cariche così elevate; noi diciamo: sotto le coperte faccia quello che gli pare, ma con persone maggiorenni e consenzienti. Lo imporrebbero, se non altro, questioni di opportunità politica.

Per quanto attiene la sinistra tutta, faccia uno sforzo ed esca dall’antiberlusconismo: non ha pagato in passato men che mai oggi. E del resto: che merito politico gliene verrebbe se riuscisse ad abbattere Berlusconi per un presunto caso di prostituzione?

Di una sinistra (di governo o di opposizione) la politica italiana ha bisogno. Una sinistra che ‘sollevi’ certa magistratura da un compito non suo.

www.primapaginaitaliana.it

 
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Pubblicato da su marzo 26, 2011 in POLITICA

 

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